Cos’è la Meditazione Trascendentale?

La Meditazione Trascendentale (MT) è la tecnica di meditazione più conosciuta in Occidente, e Maharishi Mahesh Yogi, il suo fondatore, lo yogin più famoso. MT è una meditazione mantra dell’induismo classico in un moderno involucro occidentale. Maharishi ha cercato di evitare termini sanscrito e ha usato scoperte scientifiche per convalidare la meditazione in una cultura agnostica, cosicché l’occidentale comune può associarsi tranquillamente a una pratica sviluppata da e per induisti.

La MT è un’interpretazione aggiornata dell’insegnamento di base della scuola advaita del pensiero vedantico, fondata da Sankaracharya nell’ ottavo secolo. Sankaracharya scrisse in un’era in cui il buddhismo dominava l’India, proponendo al mediatore uno stato finale di non-dualità, piuttosto che un nirvana. L’obiettivo dell’advaita è l’unione della mente del mediatore con il brahma senza forma, o coscienza infinita, un passo oltre allo scopo della bhakti di unione con una forma di Dio. Lo strumento di questa unione senza forma è il samadhi.

La tecnica di Maharishi della MT rientra nella corrente principale della pratiche jhana, anche se è spesso propagandata come unica. La sua tecnica per trascendere la dualità comincia con la repitizione di un mantra, una parola o suono sanscrito. Maharishi sostiene che la scelta di un mantra appropriato per un particolare individuo è un fattore essenziale nella MT, descrivendo l’ “incantesimo” crescente man mano che alla mente è permesso di seguire la naturale tendenza verso una “zona di felicità maggiore” entrando nelli strati più sottili di un pensiero, cioè del mantra.

I mantra stessi non sono affatto speciali della MT, ma provengono da fonti sanscrite. Il meditatore MT può intonare silenziosamente “Shyam” (un nome del dio Krishna) o “Aing” (un suono sacro alla Madre Divina).

Nella meditazione trascendentale, i meditatori imparano a evitare una concentrazione che richieda troppo sforzo. All’aspirante meditatore viene insegnato a riportare gentilmente la mente al mantra quando se ne è allontanata.

La meditazione trascendentale, dice Maharishi, implica “che si rivolga l’attenzione dentro di sé, verso livelli più sotilli del pensiero, fino ache la mente transcend l’esperienza dello stato più sottile del pensiero e arriva alla fonte del pensiero”. La fase successiva nella pratica di Maharishi è l’infusione dello jhana, o coscienza trascendentale, negli stati di veglia e di sonno, alternando l’attività normale con periodi di meditazione. Questo stato lo definisce come “coscienza cosmica”, nella quale “nessuna attività, per quanto rigorosa, può portare fuori dall’Essere”.

Maharishi vede la coscienza cosmica come uno stato in cui operano due livelli di organizzazione nel sistema nervoso. Questi due livelli si inibiscono a vicenda, ma nella MT essi operano l’uno insieme all’altro, la coscienza trascendentale coesiste con lo stato di veglia.

Un ulteriore stato è definita da Maharishi come “coscienza di Dio”. Questo stato è il risultato della devozione durante la coscienza cosmica. Nella coscienza di Dio il meditatore percepisce tutte le cose come sacre. Nella coscienza di Dio il meditatore abbandona la sua individualità, questo è lo stato più purificato, nel quale il meditatore ha superato la minima macchia di impurità in pensieri o azioni.

Al di là della coscienza di Dio, il meditatore può evolvere in uno stato chiamato “unità” dove la sua coscienza è così raffinata che egli percepisce tutte le cose libere da ogni illusione concettuale.

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